Cultura della vita, dell’interiorità “più autentica”, del dialogo e della speranza. Sono queste le quattro coordinate che dovranno caratterizzare la cultura cristianamente orientata all’alba del terzo millennio. A tracciarle è stato il card. Paul Poupard, presidente del Pontifico Consiglio della Cultura, che è intervenuto stamane al Convegno nazionale teologico-pastorale promosso dall’Opera Romana Pellegrinaggi sul tema “Lo Spirito Santo che è Signore e dà la vita”. “Le situazioni da prendere in esame ed in cui far rifiorire la cultura della vita – ha detto il cardinale – sono pressocché infinite”: dalle “inutili quanto assurde guerre fratricide” al debito estero che schiaccia migliaia di vite umane. Riferendosi poi alle situazioni “più vicine a noi”, il cardinale ha parlato della “incultura della morte che fa delle persone e dei bambini in particolare, oggetto di consumo e di abuso, nuovo campo di consumismo e di soddisfazione egoistica dei propri desideri. Quasi ogni settimana – ha aggiunto – la cronaca ci riporta l’episodio di bambini appena nati e gettati nei rifiuti, lasciati morire nella spazzatura come oggetti inutili e di nessun valore” A queste forme di “incultura” non si sottraggono le recentissime evoluzioni della bioetica che manipolano “l’uomo, la sua identità, la sua libertà, come fosse una qualunque cavia umana”. Di fronte a tali fenomeni, la cultura della vita – ha detto Poupard – “non può rimanere ambito esclusivo di pochi esperti, deve sapersi trasformare in educazione permanente al valore della vita, in una visione pedagogica che accompagna ogni persona in tutti i momenti della sua crescita”.