MAURIZIO E GABRIELE: RIMANE LA GRANDEZZA DEL DONO

“La morte del piccolo Maurizio non mette in discussione il dono fatto dai genitori di Gabriele. Essi, infatti, hanno dato una possibilità di sopravvivenza al bambino romano, che altrimenti non ne avrebbe avuta nessuna”. Questa l’opinione di Francesco Compagnoni, preside della Facoltà di scienze sociali della Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino, in merito alla vicenda di Maurizio, morto all’ospedale Bambin Gesù di Roma nonostante battesse in lui il cuore di Gabriele, grazie al trapianto eseguito a poche ore dalla nascita. Secondo Compagnoni, “l’aver fatto nascere Gabriele, che mancava di una parte del cervello, non è stato un atto di generosità, ma un atto naturale, dovuto. L’interruzione della sua vita nel corpo della madre sarebbe stato un evidente omicidio: avremmo deciso che la sua vita non valeva di essere vissuta, l’avremmo escluso dal nostro consorzio umano, solo perché portatore di un handicap”. Che la sua nascita sia stata “inutile”, continua il preside, “non possiamo nemmeno pensarlo seriamente: la vita di una persona non è primariamente utile o inutile, essa ha valore in sé”. Per questo “il caso Gabriele-Maurizio non ha nulla di disumano o disumanizzante: nel rispetto dei valori umani di base, si è fatto di tutto per aiutare chi si poteva aiutare”. Trapianti del genere, inoltre, “permettono di acquisire molte nozioni ed esperienze che saranno utili per altri piccoli malati”.