“Questa volta le vecchie campane hanno battuto sul tempo i mezzi di comunicazione moderni”. Questo il commento del prossimo numero del settimanale diocesano di Brescia, “La voce del popolo”, sulla liberazione di Giuseppe Soffiantini. Dopo che il parroco di Manerbio, mons. Luciano Baronio, ha assistito ieri sera, in casa Soffiantini, alla telefonata in cui veniva data la bella notizia alla famiglia, si spiega nell’articolo, “le campane hanno acceso le televisioni ed è stato subito un torrente impetuoso di notizie”. La gente di Manerbio, invece, “è scesa in strada e si è diretta verso casa Soffiantini”, aspettando fino ad oltre le tre di notte per vedere Giuseppe, constatare le sue condizioni di salute. “Una grande gioia – continua La voce del popolo – per una comunità che ha sofferto per più di otto mesi insieme alla famiglia, nei momenti di speranza e in quelli della disperazione”. Oltre alla tragica morte dell’ispettore di Nocs, Samuele Donatoni, rimangono “molti interrogativi” che – si legge sul settimanale – “i cittadini pongono allo Stato che li rappresenta e che li deve difendere nei suoi diritti più elementari, e cioè il diritto alla vita e il diritto alla libertà. La speranza è che il più odioso dei reati, quale è il sequestro di persona, sia estirpato dalla natura umana, perché non ci siano più famiglie che soffrano perché divise dalla brutalità di chi, per avidità di denaro, calpesta fino alla morte l’uomo”. A sua volta, il direttore del settimanale diocesano, Gariele Filippini, elenca i “valori” che hanno fatto da sfondo “ai lunghi mesi di angosciosa attesa”: “l’unità fra i genitori e figli, il radicamento nella comunità, il senso di appartenenza alla Chiesa che ha il volto concreto di una parrocchia, la solidarietà attiva fra colleghi industriali e amici”. Di contro, una criminalità organizzata che usa “le persone come un bancomat”, soprattutto in alcune aree del Paese”.