E’ suddiviso in sette punti il “programma di azione pastorale” dei vescovi cubani dal titolo “Aprite il cuore a Cristo”, redatto a conclusione dell’assemblea di venerdì scorso. Nel messaggio i vescovi parlano dei cinque giorni della visita del Papa come di “un segno evidente di Gesù Cristo nella nostra storia”: “Il giubilo nazionale e la festa della fede che abbiamo vissuto – scrivono – non possono rimanere nella storia della nostra patria solo come una parentesi a cui guardare”, senza “che scaturisca una riflessione permanente che conduca al rinnovamento della vita cubana”. Le conseguenze per il lavoro pastorale dei prossimi anni si concretizzano in alcuni punti salienti: la Chiesa “deve aiutare l’uomo cubano concreto ad essere protagonista della sua storia, annunciandogli Cristo come colui che può salvarlo – si legge nel messaggio -; Per questo annuncio la Chiesa non esige una posizione egemonica o esclusiva ma solo gli spazi necessari e sufficienti per servire integralmente i nostri fratelli”. Un lavoro di evangelizzazione che include “la piena collaborazione delle altre confessioni cristiane” e l’incremento del “dialogo aperto con le istituzioni statali e le organizzazioni autonome della società civile”.I vescovi ricordano che nella loro azione continueranno ad “educare il popolo al rispetto della vita umana a iniziare dal concepimento, escludendo sempre il ricorso all’aborto e alle pratiche anticoncezionali, promuovendo e difendendo la famiglia”. Continueranno, inoltre, ad “incitare i fedeli laici a vivere la loro vocazione con vigore e perseveranza”, e ad invitare gli esuli cubani “a collaborare con serenità e spirito costruttivo e rispettoso al progresso della nazione”,