NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana. La “Cosa 2” si è riunita a Firenze ed ha dato vita ad una nuova formazione politica, i Democratici di Sinistra. Il programma spazia sull’enciclopedia dei temi di questa complessa transizione e, forse, questo tentativo di contenere tutto è uno dei tratti che più caratterizzano il progetto. Non perché attorno al Pds sono confluite sette piccole formazioni e neppure perché spariscono la falce ed il martello ed all’ombra della quercia viene piantata una rosa socialista europea.Si ha piuttosto la sensazione di una progressiva perdita di fiducia nel controllo politico del movimento sociale proprio da parte di quella sinistra che, per tutto questo secolo, si è costruita su tale tensione.Evento freddo, hanno osservato militanti e commentatori. Di fatto anche la scenografia ricordava più un consiglio di amministrazione che deliberava una fusione per incorporazione che un congresso di partito. Tanto più che questo partito detiene la maggioranza delle azioni della coalizione di governo, l’Ulivo.Tra i due c’è un’evidente tensione sulla ripartizione delle risorse, ma una sostanziale convergenza. E dunque il leader dei democratici di sinistra ha fatto l’elogio della freddezza, quando si è al governo. E questa nuova sinistra si caratterizza proprio per il fatto di essere al governo (e di volerci a lungo restare), superando così, assai pragmaticamente la questione dell’identità programmatica e progettuale. Siamo così ad uno dei tratti della politica contemporanea, che afferma e privilegia il dato della gestione, anche quando questa si muova per percorsi in qualche modo obbligati. La politica si professionalizza sempre di più e necessariamente il punto di riferimento non può che essere il governo non però inteso come leva di precise e determinate politiche pubbliche, peraltro sempre più difficile da attuare.Mentre a Firenze i 1700 delegati eleggev ano una direzione di 176 membri ed il segretario nella persona di Massimo D’Alema, prima di fare i conti con un rocambolesco sciopero dei treni, Umberto Bossi inscenava una rumorosa manifestazione a Verona (puntando forse a farsi incarcerare?) dal “potere centralistico”.Nel mezzo, tra questi fatti così distanti, e così vicini, c’è tutta la complessità dell’Italia e la difficoltà della politica. Si vorrebbe semplificare con gli strumenti della gestione e del contratto, ma complessità e difficoltà riemergono nelle forme più urlate, nel ribollire delle identità, delle tensioni, delle contraddizioni dei diversi soggetti sociali, economici, professionali.L’immagine tradizionale della politica come pure certe sue razionalizzazioni restano riti per iniziati, perdono progressivamente di interesse, anche se continuano ad occupare la scena. Ma accanto a fenomeni di svuotamento assistiamo anche all’emergere di nuovi soggetti, di nuove rivendicazioni, per nuove istituzioni che tengano conto della complessità sociale, che valorizzino le formazioni sociali, riproponendo la dinamica innovativa tra identità e libertà. E’ forse ancora presto per potere dare risposte precise, ma la questione di nuove forme di rappresentanza, di nuove istituzioni di partecipazione e di gestione è comunque posta. E sul piano europeo, dove ci misureremo più da vicino tra breve, tale questione non potrà che venire immediatamente rilanciata e amplificata.