SIR – 17/02/98 -. “I leader religiosi intendono aprire il dialogo; inoltre c’è grande stima per il Papa e per la sua opera. Ci si rende conto che il futuro dell’umanità dipende dal rapporto tra le religioni”. Di ritorno da un viaggio in Iran che lo ha portato ad incontrare i più autorevoli ayatollah del paese, don Piero Coda, teologo alla Lateranense, racconta in un’intervista al Sir le sue impressioni. Don Coda ha tenuto conferenze e incontri di natura teologica nelle principali università e centri di filosofia islamica dell’Iran. E’ stato il primo teologo cattolico a parlare a 400 studentesse in teologia islamica nella città di Qom. “Ho riscontrato in Iran una forte sintonia a livello di spiritualità ed interesse per la tradizione spirituale mistica cristiana – dice -. C’è una certa volontà di dare spazio ai cristiani che vivono lì (armeni, caldei, anglicani), basata su una tradizione di convivenza e rispetto reciproco. Certo, non è accolto il proselitismo. Ma la strada da percorrere è un’altra, ossia quella del dialogo con le grandi realtà della Chiesa”. Della religione cattolica, ciò che incuriosisce e “affascina”, spiega don Coda, “è sicuramente la figura di Gesù. Molti sono incuriositi dall’amore come principio del cristianesimo, l’amore per il nemico e l’amore reciproco che fa l’unità”. L’obiezione che viene fatta più spesso è il “vedere un cristianesimo un po’ illanguidito in un occidente molto secolarizzato”. Secondo don Coda ci sono buone prospettive per il futuro del dialogo tra le religioni: “C’è un soffio dello Spirito che attraversa le Chiese cristiane e le grandi tradizioni religiose – conclude -. Anche loro sentono di essere entrati in una fase nuova e decisiva del dialogo, che è proprio quella dell’esperienza di Dio, della spiritualità”.