E’ attesa fra una quindicina di giorni la decisione della Corte costituzionale in merito alla questione se una regione (nel caso specifico, l’Emilia Romagna) possa o meno prevedere un sostegno finanziario a quei comuni che attivino convenzioni a favore di scuole d’infanzia non statali. “Il problema – dicono alla Fism, la federazione che raggruppa ben 8000 scuole materne cattoliche in oltre la metà dei comuni italiani – è che con questo ricorso si tenta di mettere fine all’esperienza importantissima delle materne non statali, con ciò togliendo un prezioso servizio ai cittadini, anzichè – come dice la Costituzione – sostenendolo in ogni modo sulla base del principio di sussidiarietà”. La voce della Fism è stata portata, davanti ai giudici della Consulta, dagli avvocato Giuseppe Totaro, Mauro Giovannelli e dai docenti universitari Nicola Piccardi e Giovanni Giacobbe. Alla Fism fanno comunque notare che da vent’anni a questa parte sono oltre una decina le regioni che hanno legiferato in questo senso (tra cui Piemonte, Molise, Trentino-Alto Adige, Friuli, Veneto, Puglia e altre). Del resto, aggiungono, non si capisce che interesse avessero, tra gli altri, la Chiesa valdese e la Comunità ebraica dell’Emilia a contestare la legge regionale, avendo dichiarato di non essere gestori di scuole materne. “E’ comprensibile – concludono alla FIsm – l’attesa per la sentenza, destinata a segnare il dibattito in corso sulla parità nella scuola”.