Mentre una delegazione americana “interreligiosa” sta visitando la Cina, su invito del Presidente cinese, per verificare lo stato di libertà religiosa goduto dai cittadini di quel Paese, “il governo sta distruggendo un anziano vescovo psicologicamente e fisicamente”. E’ quanto si legge in un appello-denuncia diffuso da fonti cinesi e rilanciato dal Pime (Pontificio Istituto Missioni Esteri), in cui si dà notizia di “nuove gravi violazioni dei diritti della persona, avvenuto nella provincia di Jiangxi, nella Repubblica popolare cinese”. Tra i casi più drammatici, quello di mons. Zeng Jingmu, 78 anni, vescovo di Yuhjiang, condannato nel novembre del 1995 a tre anni di rieducazione attraverso il lavoro fisico. Invece di essere trasferito in un campo di rieducazione, il vescovo – si legge nell’appello – è ora rinchiuso nel penitenziario del distretto di Zongren, insieme con altri “prigionieri accusati di vari crimini, in attesa di giudizio”. Famiglia e parenti non possono andarlo a visitare: “Da oltre un anno, gli inviano cibo in prigione. Da quando è in carcere, il vescovo ha già subito due gravi infezioni rispettivamente ai polmoni e all’intestino, senza poter aver accesso a cure mediche”. Di qui l’appello alle organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani e agli altri organismi umanitari. Soltanto nel periodo tra il 14 novembre e il 30 dicembre, informa la nota, sono state arrestate e torturate 200 persone per motivi religiosi; la maggior parte di esse “sono state detenute per un periodo variabile da uno e tre mesi, e alla loro liberazione hanno dovuto pagare una multa”.