ALCOL E TOSSICOFILIE: “I GIOVANI GRIDANO AIUTO”

Il 30% dei bambini ha bevuto alcol già in età prescolare; il 60-70% dei giovani fa uso di bevande alcoliche e il 40% di essi è da considerare a rischio. L’età critica per sviluppare questa dipendenza andrebbe dai 13 ai 18 anni e il 36% degli studenti universitari ha dichiarato di aver guidato anche dopo aver ingerito quantità variabili di alcol. Sono alcuni dei dati presentati oggi al seminario di studio su “La scuola di fronte al disagio giovanile” in corso fino a domani a Roma. Tratti da una recente indagine dell’Istituto di Psichiatria e Psicologia dell’Università Cattolica del S. Cuore, le stime si riferiscono al 1997 e indicano il nostro paese come terzo consumatore europeo di alcol con 4 milioni di “bevitori eccessivi”. “A differenza dell’abuso di altre droghe – ha spiegato Roberta Minacori, dell’Istituto di bioetica dell’Università cattolica – l’abuso di alcol non suscita la stessa paura, viene per così dire relegato sempre dietro le quinte. Potremmo rappresentare questa dipendenza come un iceberg, una specie di droga sommersa e vissuta con una sorta di tolleranza sociale che tende a sminuire la complessità e la vastità del problema”. “Attraverso questi segnali estremi di disagio – ha aggiunto Paola La Bella, responsabile del dipartimento Giovani, scuola e educazione del Movimento per la Vita – i giovani lanciano un grido di aiuto di fronte al quale il mondo degli adulti, i genitori, gli insegnanti e gli educatori, non possono far finta di niente”. Le cause che portano il ragazzo a questo tipo di dipendenza sono legate alla fragilità, a contesti sociali a rischio, alla difficoltà di rapporto con i genitori e alla facilità di accesso alle bevande alcoliche e alle droghe. Per questo, “è importante – ha aggiunto La Bella – avere occhi vigili ma soprattutto avvicinare gli adulti al mondo dei ragazzi ed essere per loro sostegno e aiuto”.