E’ quanto dichiara Gianni Vattimo, sul prossimo numero di “Letture” (febbraio ’98), interamente dedicato alla filosofia; oltre a Vattimo, intervengono sul mensile dei Paolini filosofi come Dario Antiseri, Salvatore Natoli, Emanuele Severino, Carlo Sini, Salvatore Veca. La filosofia, per Vattimo, non è una scienza: “è semmai un’attività edificante, un modo in cui si contribuisce a intensificare, chiarire, il senso dell’esistenza; più vicina all’attività di artisti, moralisti, anche preti, che a quella degli scienziati”. La filosofia, spiega Vattimo, non si schiera “contro la scienza”, ma colloca “anche la scienza nella finitezza storica dell’esistenza, come uno dei progetti che si sono storicamente dati nella vicenda dell’umanità”. Un altro compito importante della filosofia vista da Vattimo è quello di domandarsi “se i vari progetti che hanno guidato le umanità storiche abbiano un filo conduttore”. Per far questo, “occorre una visione dell’essere che non lo identifichi con strutture eterne, stabili, perentorie (e in fondo autoritarie), come quelle a cui pensava la metafisica tradizionale”. Al contrario, sostiene Vattimo, c’è bisogno di una visione della storia “che riconosce la propria vicinanza con la visione cristiana, al cui centro vi è l’incarnazione, e cioè l’abbassamento, l’indebolimento di Dio stesso”.