MONS. BIANCHI, VESCOVO DI URBINO: “COSÌ VIVO LA MIA MALATTIA”

“Quello che mi stupisce è che il Signore mi ha tolto il senso di ansia. Quello che mi preoccupa è andare incontro al dolore, è vedere gli altri soffrire per te”. Così l’arcivescovo di Urbino, mons. Donato Bianchi, racconta la sua malattia in un’intervista rilasciata al settimanale diocesano “Il nuovo Amico” che verrà pubblicata sul prossimo numero. “Il dolore trasformato in amore – aggiunge l’arcivescovo – questo è il segreto. Un dolore in cui dentro ‘scende lo Spirito Santo come un fuoco’ che trasforma la nostra miseria e povertà in un atto di amore e un’offerta a Dio”. “La vocazione ad amare nella via della sofferenza” però non è una chiamata facile. “E’ una vocazione – spiega mons. Bianchi – molto difficile. Lo confermo ora, perché stando male fa un altro effetto, è molto diverso, anche perché avverti i limiti, avverti la pochezza e il timore che le forze vengano meno, avverti il bisogno degli altri”. Per questo, secondo mons. Bianchi, è importante la solidarietà di tutta la comunità cristiana che è chiamata VI Giornata del Malato, a diventare “luogo di salute e di speranza”. “Il dolore – afferma l’arcivescovo – appartiene a Cristo e alla Chiesa. Per cui non può essere soltanto di qualcuno…, ma di tutti e continuamente”. Occorre allora stimolare “un coinvolgimento più ampio – prosegue l’arcivescovo – anche per quella ‘cosiddetta ricchezza’ che il dolore porta con sé e che non fa solo bene a chi soffre, ma anche a chi sta accanto”.