Secondo il vescovo Clemente Riva, segretario del Segretariato per l’ecumenismo, il documento della Santa Sede sulla Shoah è “un po’ il riassunto di tanti momenti, dal Concilio Vaticano II in poi, in cui la Chiesa ha preso coscienza di ciò che è avvenuto. Ed è un passo notevole per poter realizzare una maggiore amicizia e fraternità con gli ebrei”.Ad avviso di mons. Riva ripercorrere “la storia e la memoria aiuta a rendersi conto di cosa è successo e a diventare responsabili dell’avvenire. Nel documento non c’è solo un’analisi del passato – sottolinea -, con una condanna di tutti gli atteggiamenti negativi che il mondo cristiano ha commesso nei confronti degli ebrei, ma c’è anche una prospettiva per il futuro, per una crescita in amicizia, rispetto e collaborazione reciproca nella costruzione della storia umana”. Mons. Riva ha riscontrato, nelle parrocchie e nelle comunità cristiane, una generale “diminuzione dell’atteggiamento di pregiudizio nei confronti degli ebrei. Stiamo camminando su una giusta strada di riconoscimento del patrimonio e della radice comune – osserva – che dobbiamo sviluppare ulteriormente per promuovere sempre di più un rapporto di giustizia, collaborazione e solidarietà reciproca”.Il compito attuale, aggiunge, è quello di “promuovere una mentalità e una cultura diversa da quella precedente”, che consiste in un invito a “diffondere lo spirito di questo documento in tutti gli ambienti, anche in quelli di culture diverse”.