IMMIGRATI A ROMA: MOLTA INDIFFERENZA E POCA INTEGRAZIONE

Roma, “città di passaggio” e di incontro di gruppi etnici diversi, con una lunga tradizione di “tolleranza storica”, rispetta l’altro, lo straniero, ma non lo accoglie ancora in maniera completa. Si parla più di processi di “adattamento” piuttosto che di reale “integrazione” nella ricerca sulle condizioni di vita delle quattro comunità di immigrati più numerose della capitale (circa 23 mila filippini, 7300 egiziani, 5600 srilankesi, 4700 etiopi), condotta da Franco Martinelli, Anna Maria D’Ottavi e Mauro Valeri e presentata oggi in Campidoglio. “L’atteggiamento dei romani nei confronti degli stranieri è distaccato, tollerante, indifferente – ha osservato Martinelli -, ma non è troppo diverso da quello delle altre metropoli. E’ la stessa freddezza di rapporti che spesso vivono gli italiani tra di loro”. Anche l’assessore alle politiche sociali Amedeo Piva ha riconosciuto che, “nonostante a Roma non ci siano mai state grosse frizioni di tipo culturale”, se non nell’uso dei servizi (ad. es. autobus e lavoro), “non si è ancora realizzato uno scambio più profondo”. La sociologa Maria Immacolata Macioti ha denunciato “la blindatura e la chiusura di alcuni luoghi pubblici frequentati dagli immigrati”, auspicando che la prossimità del Giubileo non coincida “con un tentativo di ‘pulire’ Roma a scapito delle minoranze”. Mons. Pietro Sigurani, parroco della Natività di N.S. Gesù Cristo (nota in città per la sua attività di accoglienza degli immigrati) ha sottolineato la necessità di lavorare a due livelli: “l’integrazione tra le diverse etnìe e di queste con i cittadini di Roma”. “Mi auguro che il termine ‘straniero’ cessi presto di avere un’accezione negativa – ha detto – e assuma presto una valenza positiva di ricchezza di culture e religioni diverse”.