“La presenza di osservatori internazionali durante il processo elettorale, tra i quali anche Pax Christi, ‘Campagna italiana per una soluzione non violenta in Kossovo’, Caritas e S. Egidio, può contribuire a prevenire disordini e violazioni”: lo ha detto il vescovo della comunità cattolica del Kossovo, mons. Marko Sopi, alla vigilia delle elezioni “parallele” previste per domani, domenica 22 marzo. Secondo mons. Sopi, infatti, queste elezioni possono costituire un fatto positivo, in quanto permetteranno di eleggere rappresentanti della comunità albanese in grado di intervenire alle trattative con il governo serbo, per una giusta soluzione della vicenda. “Gli albanesi – aggiunge il vescovo – non sono preparati per fare una guerra e il governo serbo ne ha già fatte tante e non ha intenzione di farne altre. Ci sono dunque i presupposti per un’efficace mediazione internazionale”. Il vescovo ritiene comunque che, allo stato attuale, ci sia una “distanza enorme tra la posizione del governo serbo che non è disposto a concedere nulla”, e le richieste degli albanesi “che vogliono l’indipendenza totale. C’è dunque bisogno di un intervento di mediazione che aiuti le parti ad avvicinarsi”. Su 2 milioni di abitanti, la comunità cattolica in Kossovo è di 60 mila persone, con 23 parrocchie, 37 sacerdoti e 80 suore. “Noi cattolici – dice il vescovo – cerchiamo di fare il nostro meglio, di essere un ponte per avvicinare i gruppi albanesi musulmani, ortodossi serbi e montenegrini. Dopo secoli di convivenza non possiamo rinunciare a trovare un punto di incontro”.