“Sulle 35 ore c’è la tendenza a radicalizzare le posizioni: è un grave errore”, lo afferma, in una dichiarazione rilasciata al Sir, il presidente delle Acli, Franco Passuello. “La riduzione dell’orario, – prosegue Passuello – in sé è una tendenza giusta e inevitabile. Si deve discutere, dunque, sul come attuarla, sulle condizioni che possono rendere l’intervento sostenibile economicamente per le imprese e produttivo socialmente. Mi sembra che il disegno di legge del governo si muova nella direzione giusta. E’ poi del tutto evidente che il problema è creare lavoro nel Sud, perché è lì che si concentra la disoccupazione. E se non è accompagnata da politiche di incentivazione al trasferimento di insediamenti produttivi dal Nord al Sud, la riduzione d’orario servirà a ben poco. La cosa più importante, dunque, è l’intesa che sembra delinearsi tra governo e sindacati su una politica attiva del lavoro nel Mezzogiorno. Più in generale, se davvero si vuole fare del lavoro un obiettivo ad alta priorità e non una semplice variabile della competizione sul mercato globale, è urgente affrontare almeno tre altre questioni: far emergere l’enorme massa di lavoro sommerso; regolare e rappresentare le nuove forme di lavoro (dall’interinale alle collaborazioni continuative); mettere in campo un investimento nella creazione di nuovo lavoro, assumendo come centrali i fattori locali di sviluppo e l’economia sociale”.