“Vi è qualcosa di meraviglioso quando persone di differenti religioni, profondamente e spiritualmente radicate nella fede, si incontrano, perché, se sono sinceramente e totalmente in cerca di Dio, saranno capaci di comprendersi in profondità”. Lo ha detto il presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, card. Francis Arinze, intervenendo ad un colloquio tra professori universitari cristiani e musulmani che si è aperto oggi al Pisai di Roma (Pontificio Istituto di studi arabi e d’islamistica). “Dobbiamo ammettere – ha detto il cardinale – che qualcuno, cristiano e musulmano, si oppone al dialogo teologico interreligioso, vedendovi un pericolo per la propria fede”. “Bisogna però prima di tutto chiarire – ha aggiunto il cardinale – che il dialogo teologico non è un dibattito su temi religiosi dal quale uno dei partecipanti esce vittorioso. Chi ha intenzione di dimostrare l’errore o l’inferiorità dell’altro non fa prova di vera attitudine dialogica, quanto piuttosto di polemica religiosa”. Per questo, secondo il cardinale, lo scambio non sarà “fruttuoso se non sarà basato sull’ascolto reciproco, e su un ascolto profondo”. Oltre a questa prerogativa, il dialogo teologico esige, fa notare il cardinale, “una buona preparazione” e “una buona dose di pazienza”, ma è anche “dialogo di spiritualità” perchè “coloro che testimoniano ed amano Dio vedranno i loro cuori incontrarsi anche là dove lo spirito dei teologi e degli insegnanti non si sono fino ad oggi incontrati”.