ITALIA NELL’EURO: ORA PIÙ IMPEGNO PER RAFFORZARE LA “CASA COMUNE”

E’ questo il primo commento del Sir alla decisione della Commissione europea di annoverare l’Italia tra gli 11 Paesi che dal 1 gennaio 1999 lanceranno l’Euro. “Siamo ad una svolta decisiva e incoraggiante – si legge nella nota – anche se, almeno per ora, nel nostro e negli altri Paesi europei non sono completamente chiare le conseguenze di questa scelta. Si tratta, tra l’altro, di capire come politiche e interessi dei singoli Paesi si armonizzeranno in questa nuova situazione ‘contabile’ europea.Per quanto riguarda l’Italia siamo chiamati ad un sano realismo dai disoccupati, dai precari, dai lavoratori ‘poveri’, dagli immigrati, dalle imprenditorialità non adeguatamente incoraggiate e sostenute, dalle famiglie che ancora non possono scegliere liberamente tra scuola statale e scuola non statale…Occorre, tra l’altro, risolvere il problema tra pubblico e privato rimasto del tutto aperto con l’esito negativo delle votazioni alla Camera sulla sussidiarietà. Tutte queste risposte sono indispensabili per entrare nell’euro con dignità e rispetto delle persone e delle comunità.Per altro verso, come ha affermato nei giorni scorsi il Presidente della Cei, l’introduzione della moneta unica esige inoltre che gli sviluppi istituzionali non si fermino alle singole nazioni ma si armonizzino nel nuovo corso europeo. Se così non fosse, l’euro potrebbe appesantire invece che promuovere condizioni di vita di molte popolazioni e resterebbe incompiuta quella “casa comune europea” le cui fondamenta sono state poste da De Gasperi, Schumann, Adenauer e che ha assoluto bisogno di un tessuto culturale, ideale e politico aperto a tutto il mondo”.