Lo chiede in una nota l’Acos, l’Associazione Cattolica Operatori Sanitari che dal 1978 raccoglie in Italia circa 5000 infermieri, medici ed operatori del mondo della sanità. “L’Acos – si legge nel comunicato – non ha voluto fin qui prendere alcuna posizione a propositivo delle polemiche che sono seguite alla diffusione di una terapia alternativa ai farmaci citotossici per le malattie neoplastiche maligne, perché non ha voluto aumentare la confusione alimentando inutili polemiche; non può però non rilevare con preoccupazione il cinismo con cui, sulle sofferenze delle persone, si specula economicamente”. A parere dell’associazione, appare “poco credibile una sperimentazione della multiterapia con le metodiche sperimentali normalmente in uso” ma soprattutto “non si riesce a capire – prosegue il comunicato – per quale motivo non si sia voluto rendere noto quanti pazienti siano stati in passato trattati con la multiterapia, quanti di essi siano ancora in follow-up e quanti si possano considerare guariti”. L’Acos entra quindi nel merito economico della terapia Di Bella e definisce “quanto meno poco chiare le giustificazioni sia del ministro della sanità, sia di Farmindustria, sia dell’Associazione dei grossisti di farmaci sul perché la somatostatina abbia in Italia un prezzo più alto che altrove e si riesca a trovarla poco nelle farmacie e molto al mercato nero”.