Oltre la presenza e il sostegno alle popolazioni, è un ruolo di riconciliazione, di “costruttore di ponti tra gruppi opposti”, quello che i missionari di oggi possono assumere durante le situazioni di guerra o conflitto. Se ne parlerà nel pomeriggio a Roma nel corso di un convegno dal titolo “Guerra civile e conflitti. Missione come riconciliazione” promosso dalla Commissione Jpic (Justitia, pax, integratio creationis), organismo che riunisce intorno a questo tema rappresentanti di tutte le Congregazioni religiose. All’incontro, che si rivolge ai membri dei Consigli generali, parteciperanno oltre 150 religiosi. Il dibattito sarà introdotto da una relazione di padre Brian Starken, responsabile della Caritas della Sierra Leone.”Di fronte al cambiamento della natura e tipologia dei conflitti, ogni congregazione deve interrogarsi su quali devono essere gli impegni e le responsabilità – spiega padre Frans Thoolen, segretario esecutivo della Commissione Jpic -. Bisogna capire cosa fare per aiutare la popolazione, i feriti, le vedove e gli orfani, i rifugiati, sia in periodo di guerra, sia dopo. Ma soprattutto, è necessario approfondire i particolari di una missione di riconciliazione da svolgere tra gruppi rivali in una situazione post-bellica”. Dai dati diffusi a margine del convegno risulta che negli ultimi 6 anni sono state uccise oltre 4 milioni di persone a causa di guerre e conflitti, di cui il 90% erano civili. Tra il 1986 e il 1996 sono morti 2 milioni di bambini, 4/5 milioni sono stati feriti, e 1 milione sono orfani o lontani dai genitori.