Il prof. Luigi Campiglio, docente di Politica economica all’Università Cattolica di Milano, è molto perplesso sull’efficacia del “riccometro”. “In linea di principio – afferma Campiglio – il ‘riccometro’ dovrebbe essere uno strumento per indurre a dichiarazioni veritiere coloro che usufruiscono di prestazioni agevolate. In realtà, temo che possa premiare i soliti furbi. In particolare mi chiedo: chi fa una dichiarazione non veritiera sul 740, perché dovrebbe avere uno scrupolo maggiore nel compilare il ‘riccometro’?””Questo provvedimento – prosegue il docente – è stato concepito per supplire, almeno in parte, all’incapacità dello Stato di far pagare le tasse. Ma, paradossalmente, per poter funzionare richiede controlli ancora più approfonditi di quelli che richiederebbe un’efficace amministrazione fiscale. Inoltre, non sono ancora chiare le conseguenze di una dichiarazione non del tutto falsa, ma semplicemente ‘parziale’ riguardo all’entità del proprio patrimonio. Insomma non risultano chiare le sanzioni a carico di chi, avendo 100 milioni in titoli di Stato, ne dichiari solo 50”. Infine, Campiglio esprime il timore che questo provvedimento fallisca nell’obiettivo di aiutare le famiglie con figli. “Il problema – spiega l’economista – è rappresentato dalle cosiddette ‘scale di equivalenza’ per le famiglie con figli. Queste ‘scale di equivalenze’ sono calcolate su valori medi, perciò non sono in grado di tener conto delle situazioni e dei bisogni particolari”.