“Il sangue versato in questi giorni ci interpella tutti: insieme ai cadaveri di tanta gente innocente non seppelliamo le speranze di pace!”. Lo chiede in un comunicato la Caritas italiana, facendo notare come “per troppo tempo la maggioranza pacifica della popolazione albanese, attuando una resistenza non violenta, è rimasta inascoltata e ignorata dalla comunità internazionale, interamente assorbita dal fronte bosniaco”. Se da una parte “la macchina diplomatica, sia pure tra mille difficoltà, si è riattivata”, dall’altra, aggiunge la Caritas, “i margini di dialogo si sono sempre più assottigliati e il Kosovo è diventato terreno fertile per la repressione durissima da parte di Belgrado, la crescita del terrorismo armato, la proliferazione della criminalità organizzata, sia serba che albanese”. Per questo, la Caritas, nel “condannare ogni atto di repressione, di terrorismo e di violenza”, esprime “solidarietà alla maggioranza pacifica del Kosovo” e invita “il governo italiano e la diplomazia internazionale a moltiplicare gli sforzi per giungere ad una soluzione negoziale del conflitto, evitando la perdita di altre vittime”. La Caritas invita anche il governo serbo “ad accettare il dialogo, ad ascoltare e venire incontro alle istanze della popolazione del Kosovo, a maggioranza albanese”, perché, come più volte ha ribadito il Papa: “la giustizia cammina con la pace. Ambedue mirano al bene di ciascuno e di tutti e quando una è minacciata, entrambe vacillano”.