35 ORE: LA CEI RIBADISCE L’APPELLO ALLA “CONCERTAZIONE”

All’indomani della bocciatura, da parte del Fondo monetario internazionale, dell’ipotesi di riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore, don Mario Operti, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, ribadisce l’appello a rilanciare la “concertazione” tra le parti sociali. “Lo scontro sulle 35 ore – afferma don Operti – è fine a se stesso. Piuttosto, sarebbe più utile promuovere forme di concertazione che coinvolgano tutti i soggetti interessati: non solo la Confindustria e i sindacati confederali, ma anche i piccoli imprenditori, gli artigiani, i liberi professionisti, affinché ciascuno possa dare il proprio contributo”.In precedenza, mons. Fernando Charrier, vescovo di Alessandria e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, aveva affermato, in una dichiarazione rilasciata al Sir: “Non c’è lavoro senza sviluppo. Perciò domani si potrà anche lavorare 35 ore, e molti già lo fanno, ma sarà una misura inutile se non ci sarà nuovo sviluppo delle imprese. Lo sviluppo non si crea per decreto, bensì sfruttando le nuove opportunità offerte dalla globalizzazione, dalla tecnologia, dal sistema economico”. Tra i cattolici che si occupano del problema delle 35 ore, aveva detto il segretario generale della Cei, mons. Ennio Antonelli, “mi sembra che l’idea più diffusa sia che la risoluzione di questo problema venga lasciata alla contrattazione tra i soggetti interessati, tenendo conto delle differenti situazioni”.