Questa la conclusione di un articolo di padre Giandomenico Mucci, che sul prossimo numero di “Civiltà cattolica” discute le tesi di Gian Paolo Prandstraller, docente di sociologia all’Università di Bologna, secondo il quale “il fallimento delle grandi scuole della modernità”, specialmente dell’idealismo e del marxismo, ha provocato “il tentativo di risacralizzare il mondo fondamentalisticamente, con il recupero dell’integralismo religioso”, considerato come “la medicina che deve sanare i mali di quella modernità che volle annullare, nell’uomo occidentale, la dimensione della trascendenza”. Al sospetto di fondamentalismo, culturalmente opposto al relativismo tipico della nostra epoca, per Prandstraller non è estranea neanche la Chiesa cattolica e in particolare la sua recente “strategia della nuova evangelizzazione”, intesa come mezzo per “imporre il monopolio cattolico” nelle società avanzate. Mucci fa notare che non solo i cattolici, ma anche alcuni laici “prenderebbero le distanze” da affermazioni per cui “il segreto movente della nuova evangelizzazione” sarebbe quello di “creare un potere alternativo a quello derivante dalla conoscenza scientifico-tecnica”. La Chiesa contemporanea, conclude l’autore dell’articolo, dimostra invece “una sensibilità pluralista, una capacità di dialogo, una continua predicazione volta a educare al rigore critico”, insegna “a diffidare degli integralismi, a promuovere l’avvicinamento e l’amicizia con le più disparate culture e religioni, a rifiutare gli atteggiamenti, soprattutto interiori, dell’egoismo e della chiusura”.