CAMBOGIA: LA TESTIMONIANZA DELLA CHIESA CATTOLICA

All’indomani della notizia della morte di Pol Pot, padre Bernardo Cervellera, direttore dell’agenzia di stampa missionaria “Fides” e per molti anni missionario in Asia, fa il punto sulla situazione della Chiesa cattolica in Cambogia. Dal 1975 al 1979, la Chiesa cattolica in Cambogia venne distrutta dal regime di Pol Pot, i cattolici vennero sterminati o dovettero fuggire, i missionari furono espulsi. Oggi è rimasto in vita un solo sacerdote cattolico cambogiano che riuscì a sfuggire al massacro. Solo dal 1990 alla Chiesa cattolica in Cambogia è permesso di celebrare la Messa. “Eppure – afferma padre Cervellera – la Chiesa cambogiana ci insegna moltissimo. Anzitutto l’essenzialità. Si tratta, infatti, di una Chiesa che è stata annientata dal regime di Pol Pot: la gerarchia dispersa, migliaia di cattolici trucidati, le strutture confiscate o rase al suolo. Eppure questa Chiesa, rimasta senza luoghi di culto, né libri, né gerarchia, è riuscita a rinascere con la forza della testimonianza di tanti martiri”. Inoltre, prosegue Cervellera, “la testimonianza di altruismo e di solidarietà offerta da molti cattolici nei campi di lavoro o nei lager ha contagiato molti che in seguito si sono convertiti. Perciò, anche se oggi è rimasto un solo sacerdote cambogiano, nei prossimi anni si attendono molte ordinazioni, perché sono fiorite moltissime vocazioni”. Infine, “la Chiesa cattolica oggi indica anche una via per la rappacificazione nazionale, affinché un Paese che ha assistito all’inutile sterminio di quasi due milioni di persone possa guardare ad un nuovo futuro”.