“Non si può assimilare la tossicodipendenza ad una malattia psichica”. Questo il commento del sociologo Mario Pollo alla sentenza della Corte Costituzionale, che stabilisce che “chi è affetto da intossicazione cronica da alcool o da sostanze stupefacenti non può essere ritenuto responsabile delle sue azioni, quindi penalmente colpevole”. “La tossicodipendenza – spiega Pollo – è un fatto esistenziale, una scelta di vita sbagliata, di tipo autodistruttivo, dalla quale è certamente difficile, ma non impossibile, tornare indietro”. Affermare, inoltre, come fa la Consulta, che “un tossicodipendente non è in grado di intendere e di volere significa – aggiunge il sociologo – deresponsabilizzare lo stesso tossicodipendente e favorire la sua tendenza a sentirsi vittima degli eventi, rinunciando così a stimolare quel residuo di capacità di autogoverno che è poi la base degli interventi di recupero”. Il fatto di non perseguire penalmente un tossicodipendente, conclude Pollo, “diventa, socialmente, un alibi, poiché tutte le organizzazioni criminali possono servirsi per i lavori più ‘sporchi’ proprio dei drogati, in quanto non punibili. In questo modo, i tossicodipendenti diventano ancora più schiavi del mercato criminale”.