Inculturazione della fede e lotta alla povertà saranno i temi principali al centro del Sinodo per l’Asia che si è aperto oggi in Vaticano. Nella conferenza stampa di presentazione il cardinale Paul Shan Kuo-Hsi, presidente della Conferenza regionale dei vescovi cinesi (Taiwan), ha spiegato che “sebbene il cristianesimo sia nato in Asia questo viene ancora visto come una religione straniera. Finora la Chiesa cattolica è stata criticata perché troppo occidentale. E’ quindi arrivato il momento di affrontare questo problema”. In vista del Terzo millennio, ha sottolineato “dobbiamo fare del nostro meglio per poter inculturare in Asia la fede cristiana, adattandoci meglio alla realtà culturale e religiosa di questo continente”. Altro problema è la lotta alla povertà. “Dobbiamo fare del nostro meglio per promuovere i diritti umani e il rispetto della dignità dei popoli più deboli e oppressi – ha aggiunto – L’Asia è un terreno importante per vedere se la Chiesa riuscirà a vincere queste due sfide”.Rispetto ai problemi sollevati dai tentativi di inculturazione mons. Orlando B. Quevedo, arcivescovo di Nuova Segovia (Filippine) ha spiegato che “la Chiesa cattolica è vista come la chiesa dei colonizzatori perché è il prodotto della cultura europea. Dobbiamo quindi sviluppare il modo di essere della Chiesa cattolica in Asia ‘l’asian way” per contribuire all’universalità della Chiesa. Inculturazione significa poter esprimere la verità in modo diverso”.A proposito della situazione mediorientale Mons. Cyrille Salim Butros, arcivescovo dei Grecho-Melkiti (Libano) ha ricordato che “tre milioni di persone sono state cacciate dalla Palestina. Si tratta di un’ingiustizia su cui la Chiesa non può tacere. Vogliamo la pace con gli israeliani a condizioni che sia basata sulla giustizia, altrimenti non può durare. Noi chiederemo sempre pace e sicurezza per tutti i popoli, inviteremo tutti a vivere nella collaborazione, n ella pace e nella solidarietà. Invitiamo tutte le fedi religiose, pur nella loro diversità, a realizzare un mondo di pace in cui sia garantito a tutti i popoli, arabi ed israeliani, libanesi e palestinesi, il diritto di vivere”.