“E’ un fatto – ha ricordato padre Mucci nel suo intervento su ‘Chiesa e domanda di valori etici’ al convegno dell’Unione editori e librai cattolici in corso a Roma – che la Chiesa, finora avversata come anacronistica e moribonda e perciò destinata alla totale insignificanza culturale e storica, esce dal chiuso delle coscienze individuali e viene guardata come una risorsa capace di dare ancora senso e identificazione alla realtà socioculturale”. In molti Paesi europei, come ad esempio la Francia dove è aperto un dibattito sulla laicità, spiega il redattore di Civiltà Cattolica, “sono evidenti i segni di un lavoro che ricerca comuni valori di identificazione sul piano della religione”. Anche in Italia e in Spagna “molti uomini di cultura e responsabili della vita pubblica, che temono di vedere disperso un comune patrimonio di valori in un processo di massificazione culturale, guardano alla Chiesa come ad un fattore di identificazione e riaggregazione sulla base di valori da tutti condivisibili”. Ma il gesuita mette in guardia da “una grande ambiguità, quasi un rischio e un pericolo” insiti nel “relativismo culturale”. La cultura moderna, nota il relatore, “rifiuta il concetto stesso di verità assoluta”, delimita il ruolo della Chiesa alla sfera etica e sociale; ossequia le religioni, “quando estraggono dal loro patrimonio valori socialmente condivisibili. Le emargina appena esse accennano a proporre la loro dottrina specifica”.