“Sul problema del racket registro un arretramento della posizione dello Stato. Un tema questo considerato quasi di serie B, un fenomeno marginale.” Tano Grasso, presidente della federazione delle associazioni antiracket, punta l’indice contro il fenomeno dell’estorsione nella rubrica “La pietra scartata” in onda sabato 25 aprile, su Sat2000 (ore 19,15). “Il problema del racket – spiega Tano Grasso – non consiste solo nel pagare da parte del commerciante una certa somma di denaro. Ma mediante questa esazione Cosa Nostra stabilisce il controllo del territorio. Se il commerciante paga per avere protezione è evidente che il mafioso diventa il suo referente istituzionale, quasi più importante di un uomo dello Stato”. Le denunce in questo senso sono ancora poche, Tano Grasso illustra i dati più recenti: “Nel 1997 sono state 3354 le denunce di estorsione”. Dopo l’attenzione negli anni 1991-92, in concomitanza con i fatti di Capo d’Orlando, quando vennero denunciati dai commercianti locali diversi estortori, e l’assassinio di Libero Grassi che rifiutò di pagare il pizzo alla mafia, “il numero delle denunce rivela che si è tornati a considerare di nuovo normale il fenomeno del racket. Purtroppo la stragrande maggioranza continua ancora a pagare il pizzo e l’episodio di Capo d’Orlando resta ancora un simbolo”. Parlare di eroi è però sbagliato. “Quando definiamo eroi i commercianti che denunciano il racket, – afferma Tano Grasso – non gli facciamo del bene. Eroismo diventa sinonimo di debolezza se lo Stato non dimostra di credere in questa battaglia, perché chi denuncia non vuole buttare la sua vita”.