Amano la storia, ma non come “maestra di vita”; apprezzano la libertà, intesa però come “bene di consumo”, prezioso “più per assicurare la fortuna individuale che quella collettiva”. Sono alcuni dati di una ricerca condotta su 31 mila studenti tra i 14 e i 15 anni delle scuole di 27 Paesi europei ed extraeuropei e presentata da Maria Grazia Clemente sull’ultimo numero di “Letture” (maggio ’98), il mensile di approfondimento culturale dei Paolini. L’autrice dell’articolo invita a “sgombrare il campo da qualsiasi illusione sull’omogeneità” degli atteggiamenti degli adolescenti europei nei confronti della storia: “Il grado del loro senso storico – scrive – e le motivazioni che li muovono a guardare, sulla scorta del passato, al presente e al futuro con maggiore o minore fiducia discendono da variabili dipendenti sia dalle condizioni sociali e istituzionali del Paese in cui vivono e sia dalle caratteristiche psicologiche della loro età”. I giovani italiani, ad esempio, “preferiscono la storia degli ultimi cinquant’anni”, al contrario dei ragazzi dei Paesi dove la democrazia è una conquista più recente: il sapere storico è, infatti, più elevato “dove si è verificata una trasformazione politico-istituzionale radicale, tanto più se traumatica, che non dove una tradizione democratica si è stabilizzata da tempo”. Gli adolescenti, inoltre, osserva Clemente, sono scettici sul “ruolo orientativo della storia”, tendono “a considerarne il valore intrinseco, più che a farla maestra di vita”.