MONS. RUPPI: I SUICIDI NON VANNO ENFATIZZATI

“Il suicidio è un evento che rattrista e sconcerta, ma è sempre la conclusione di un dramma interiore, se non di un vero e proprio squilibrio psichico, in cui la debolezza di fede si unisce alla disgrazia, alle delusioni, alle sofferenze della vita”. Così l’arcivescovo di Lecce, mons. Francesco Ruppi, commenta il suicidio di Giuseppe Maselli, il portiere del palazzo della Regione toltosi la vita per la “vergogna” di aver contratto un debito per mantenere in un istituto una sorella di 50 anni, affetta dalla nascita da un grave handicap mentale. “Episodi come questi – continua l’arcivescovo, che è intervenuto personalmente per convincere Maselli ad uscire dall’abitazione dove era rifugiato vanno ricondotti alla debolezza umana e non vanno enfatizzati dalla stampa e dai mezzi della comunicazione sociale”. Per Ruppi, “la pubblicità fatta al caso dell’operaio leccese non ha giovato al suo delicato equilibrio mentale. Sentirsi al centro dell’attenzione e vedersi pregato, oltre che da alti magistrati, dalle massime autorità e da tante altre persone importanti non ha fatto altro che danneggiare il già debole equilibrio dell’uomo che si è tolto la vita”. Il caso del suicida leccese, come altri casi analoghi, secondo il vescovo “devono indurci a maggiore riflessione e a maggiore pietà. Mai come in questi casi – conclude Ruppi – si apprezza la forza della fede e il valore della preghiera”.