«Le visite ai santuari e in particolare i pellegrinaggi costituiscono uno strumento privilegiato di evangelizzazione, un modo efficacissimo di rinnovamento sacramentale ed un motore nell’edificazione delle comunità ecclesiali. Non è strano quindi che abbiamo sentito la necessità di formulare e pubblicare questo documento», con queste parole il cardinale Giovanni Cheli, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i Migranti e gli Itineranti, ha presentato questa mattina in sala stampa vaticana il documento intitolato «Il pellegrinaggio nel grande giubileo del 2000». Mons. Crescenzio Sepe Segretario Generale del comitato centrale del Grande Giubileo dell’anno 2000 ha precisato che «Giubileo e pellegrinaggio sono elementi indissolubilmente uniti» e che entrambi si traducono «in conversione del popolo di Dio». «Sarebbe veramente importante – ha detto mons. Sepe – se i pellegrini che verranno senza altre motivazioni al di là di quelle di “videre Petrum” potessero trovare Dio proprio nel mezzo di una grande metropoli moderna. É una sfida difficilissima ma credo che avrebbe un enorme valore pastorale. Ed è questo il significato particolare del Giubileo del 2000, “di ogni altro il più grande”». Circa i numeri probabili dei pellegrini che arriveranno a Roma nell’anno giubilare, mons. Sepe ha detto che si possono calcolare tra i 25 ed i 30 milioni. Sull’eventualità ormai quasi certa di non poter utilizzare lo spazio adiacente al santuario del Divino Amore per la giornata mondiale dei giovani, mons. Sepe ha affermato che non c’è ancora un diniego definitivo ma che la Santa Sede sta già pensando ad altre località.