“Questi ragazzi sono ‘costretti’ – e sul costretti ci sarebbe da ragionare molto – a cercare la felicità con la violenza, perché non c’è stato nessun adulto che li ha aiutati a cercarla con la fatica”. Così don Domenico Sigalini, direttore del Servizio nazionale di pastorale giovanile, in un’intervista pubblicata sull’ultimo numero del Sir, descrive gli ‘squatter’ di Torino, protagonisti in questi giorni delle cronache per gli atti di violenza compiuti dopo il suicidio del loro leader, Edoardo Massari. “Siamo tutti – prosegue Sigalini – in cerca di felicità: per gli squatter, il suicidio è qualcosa che ha rotto, rovinato una vita, interrotto delle relazioni: chi ha aiutato questi ragazzi a trovare una speranza? Certe volte i centri sociali sono lasciati terribilmente soli, o in balia di qualche ribellione, magari anche giusta, ma che non costruisce un futuro, finché resta solo ribellione e non diventa dialogo, capacità di reagire”. “Ci sono giovani – osserva il direttore dell’Ufficio Cei -, e gli squatter sono tra di essi, che ‘si costruiscono’ da soli, senza nessuno che li segue. E’ naturale che questi ragazzi crescano in opposizione agli adulti, al loro interesse puramente strumentale per essi”. I giovani delle nostre comunità, conclude Sigalini, devono “trovare nuove capacità di dialogo” con questi giovani, tenendo presente che “la missione non è un proselitismo, è un cercare la verità assieme, sapendo che nessuno ce l’ha in tasca”.