“INVECCHIARE NON È UNA MALATTIA”

L’Italia è il primo, e per ora l’unico, Paese al mondo in cui gli ultrasessantacinquenni (16 per cento) hanno superato i giovani con meno di 15 anni (15 per cento). E la tendenza per i prossimi anni indica che la divaricazione fra chi avrà più di 60 anni e chi ne avrà meno aumenterà: nel 2030 gli ultrasessantacinquenni potrebbero rappresentare il 27 per cento della popolazione totale. Liguria, Emilia Romagna e Toscana sono le regioni più vecchie; Campania, Puglia e Sardegna le più giovani. Questi alcuni dei dati che emergono dalla Relazione biennale al Parlamento sulla condizione dell’anziano (1996-97), presentata oggi dai ministri Livia Turco e Rosi Bindi e dai professori Carbonin e Inzitari del Cnr. Si tratta di un rapporto, ha spiegato il ministro per la Solidarietà sociale, che “non guarda all’anziano come categoria sociale indistinta, ma come persona. Esiste una eterogeneità di condizioni: ci sono anziani fragili che richiedono risposte di tipo socio-assistenziale per allieviare disagi individuali e familiari; e anziani attivi e in buona salute che rappresentano una risorsa per la società e richiedono opportunità di inserimento e di valorizzazione. I dati elaborati da questo rapporto saranno utilizzati per studiare, in vista del ’99, anno internazionale dell’anziano, una legge quadro per la promozione della persona anziana”. Invecchiare, ha detto il ministro della Sanità Bindi, “non è una malattia. E’ il risultato di una qualità della vità delle nostre società. L’aumento delle malattie cronico-degenerative induce a ripensare le strutture e a migliorare l’assistenza domiciliare. Punto di riferimento per una politica di integrazione socio-sanitaria dovrà essere la solidarietà fra le generazioni, che vuol anche dire prendersi cura della propria salute in tutte le età della vita”.