“La tragedia in atto tra i terremotati consiste nel fatto che si era voltata pagina, ci si era inoltrati nella strada della ricostruzione, mentre si è di nuovo sprofondati nella emergenza”. Così Elio Bromuri, direttore de La Voce, il settimanale diocesano di Perugia, commenta gli effetti delle nuove scosse di terremoto che, alla vigilia della Pasqua, hanno messo ancora una volta a dura prova le popolazioni dell’Umbria e delle Marche. “Si può dire – continua Bromuri – che ora l’epicentro più pericoloso del sisma è quello che si trova dentro le persone. Queste hanno interiorizzato i sussulti che sono stati 1200, quelli avvertibili, in questi sei mesi di calvario. Si è giunti al punto di parlare del terremoto come se fosse un ente personalizzato, un gigante, un demone”. Non ci si abitua mai alla paura, osserva il direttore de La Voce: “La paura, quando la terra trema sotto i piedi, scuote anche le persone più solide e ferme nei loro principi”. Se si fa riferimento a ciò, si comprende “l’importanza che hanno avuto e continuano ad avere i volontari e le parrocchie dei terremotati, con la loro continua azione di contenimento della angoscia e di sostegno morale”. Nel periodo di Pasqua, racconta Bromuri, “aumenta il senso dello sgomento e dell’angoscia, perché vengono meno anche le poche tradizioni rimaste. I parroci hanno benedetto le famiglie dentro i container e raccontano che è stato un incontro commovente, in qualche modo nuovo, come se fosse la prima volta e le parole del prete sono penetrate nel cuore. Qualcuno ha chiesto di benedire anche la casa rimasta vuota in paese, magari segnata già dalle crepe”.