“Ho visto la miseria del mio popolo”. E’ questo il titolo del documento che il Comitato per le Migrazioni della Conferenza episcopale francese ha reso noto oggi. “Con coraggio e con cuore – si afferma nell’introduzione – le comunità parrocchiali e i loro pastori hanno accolto in queste ultime settimane immigrati senza permesso di soggiorno nei loro locali. Molti, credenti e non, si domandano: perché questo asilo? E perché nelle chiese?”. “Questi uomini e queste donne – risponde il Comitato – sono qui da molto tempo. Hanno sperato nell’operazione di regolarizzazione decisa dal governo nel giugno del 1997. Hanno avuto fiducia nell’amministrazione, confidando nelle procedure”. Molti però “hanno ricevuto dalla prefettura – aggiunge il Comitato – l’invito a lasciare il territorio francese anche se nel passato si trovavano in situazione di regolarità. La loro delusione è grande. E’ la rovina dei loro progetti, l’incertezza sul loro futuro, il fallimento dell’avventura che hanno tentato venendo da noi”.”Quando le porte delle istituzioni – afferma il Comitato – si chiudono, le chiese appaiono ai loro occhi come l’ultimo rifugio. Certo, potrebbero anche scegliere altri luoghi di accoglienza. Ma sanno che nulla di ciò che riguarda la dignità dell’uomo, è estraneo alla chiesa”. “Le ragioni di questa accoglienza – prosegue il documento – sono radicate nella tradizione della chiesa. I cristiani che hanno accolto i ‘sans papiers’ hanno compreso la loro sofferenza ed hanno accettato il rischio dell’ospitalità”. Per questo il Comitato episcopale oltre a sostenere le iniziative di asilo accordato agli immigrati irregolari dalle comunità cattoliche, chiede “una ampia regolarizzazione che tenga conto degli imperativi della solidarietà”. Il Comitato afferma che “questa regolarizzazione ‘ampia’ non risponde solo ad esigenze di generosità” perché “molte di queste persone, una volta ricondotte alle frontiere, rischiano di r icadere nella clandestinità”.