“COSCIENZA”: SU ALDO MORO C’È UNA “RIMOZIONE COLLETTIVA”

“Al di là delle celebrazioni di rito, cosa è davvero rimasto dell’esperienza e del pensiero politico di Aldo Moro?”: è l’interrogativo che apre il dibattito proposto dal bimestrale “Coscienza” del Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale) nel ventesimo anniversario del rapimento e della morte dello statista. In un dossier pubblicato nell’ultimo numero e presentato ieri sera a Roma, intervengono Giovanni Moro, Francesco Paolo Casavola, Giovanni Guzzetta, Piero Pratesi, Guido Formigoni, Giuseppe Lamaddalena e Sandro Maria Campanini.Secondo il periodico del Meic “la lezione dello statista è stata oggetto di una sorta di rimozione collettiva”. Nell’editoriale vengono riepilogati i contenuti della sua proposta politica, tra i quali “la costruzione di uno Stato democratico” che comprenda “tutte le masse popolari; l’allargamento della base democratica attraverso il coinvolgimento di quelle forze popolari altrimenti condannate all’opposizione; il ruolo centrale dei partiti ma al tempo stesso la loro autolimitazione”. Ad oggi, si legge, “la sua lezione e la sua eredità sono ancora gravide di innovazioni culturali e di sbocchi politici assai poco condivisi”. Sono queste “le radici della rimozione che denunciamo”.Anche il figlio, Giovanni Moro, sostiene che “se oggi si può riflettere sulla crisi dello Stato e dei partiti è perché in Italia c’è stata una politica di allargamento della base democratica”. A suo avviso la figura del padre, che “garantiva l’equilibrio dinamico della democrazia” sarebbe stata rimossa attraverso “un’operazione chirurgica sulla democrazia italiana”. “Moro non riusciva ad avere una visione negativa e pessimista della società – afferma -, ma tutto ciò per il potere politico era problematico”.