“I recenti test nucleari in India sono dannosi e non autorizzati” ha scritto in una lettera del 13 maggio il pastore Konrad Raiser, segretario generale del Cec, il Consiglio ecumenico delle chiese (l’organismo a livello mondiale che riunisce diverse confessioni cristiane). La lettera è indirizzata al primo ministro indiano H.E. Aral Bihari Vajpayee. Per Raiser “i test minacciano la già fragile stabilità della regione” e con essi “l’India ha appannato la sua immagine di voce giudiziosa e autorevole negli affari internazionali”. Lontana dall’adottare una “più sofisticata arte del governare” per manifestare la sua saggezza e “mostrare tutta la sua forza”, è come se l’India avesse voluto “premeditatamente attentare alla stabilità politica e alle fragili basi della sicurezza in Asia”. Nella lettera Raiser ha chiesto al governo indiano di aderire, come altri stati, ad una moratoria dei test nucleari e di adottare una politica aggressiva di primo attacco. Anche la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) si è associata alla protesta del Cec. Domenico Tomasetto, presidente della Fcei, aveva sottoscritto lo scorso 22 aprile la dichiarazione “Agire ora per l’abolizione nucleare”, che esponeva le “ragioni religiose e morali per l’abolizione di tutte le armi nucleari” e firmata anche da Konrad Raiser e del cardinale Godfried Danneels, presidente di Pax Christi International.