Il cardinale Ruini, nella prolusione all’assemblea dei vescovi italiani, ha espresso soddisfazione per il raggiunto obiettivo della moneta unica europea, lodando gli sforzi compiuti dal popolo italiano. Ma nello stesso tempo, ha avvertito il cardinale, “l’avvenire dell’unità europea rimane aperto a sviluppi che possono essere di segno ben diverso. Non è automaticamente garantito infatti che l’Europa che si va costruendo riesca ad assumere veramente dimensioni che vadano al di là di ciò che è direttamente richiesto dall’unità monetaria e dall’integrazione economica”. L’impegno, per “quanti condividono la convinzione del primato della persona e dell’etica”, ha affermato, è quello di “puntare a una grande e vera comunità di popoli, cioè di interessi e di vita, di cultura e di politica, che da una parte non può e non deve sopprimere l’identità propria delle singole nazioni e dall’altra non si accontenta di un incremento di unità economica, o anche istituzionale”. Per realizzare tutto questo, il principale “criterio-guida – ha suggerito il cardinale – è quello della sussidiarietà, che può far nascere sinergie positive tra i livelli molto differenziati di poteri e di interessi in cui la costruzione europea dovrà necessariamente articolarsi”. Altro auspicio è che l’Unione europea non “si ripieghi progressivamente su se stessa” ma si apra invece “a tutte le nazioni europee”, in modo da costituire “un passaggio decisivo verso l’integrazione economica e politica a livello mondiale”, non solo nei confronti delle “aree economicamente forti” ma anche, “e non meno, verso le nazioni del terzo e quarto mondo”. Il cardinale Ruini ha fatto inoltre riferimento a eventuali “contraccolpi” del processo di integrazione europea sugli “orientamenti morali e spirituali delle singole nazioni: “Non possiamo nasconderci che i fenomeni di secolarizzazione e anche di scristianizzazione” dei paesi europei con “maggiore peso culturale e sociale”, ha osservato, “sembrano spesso più massicci e pervasivi che in Italia”. La pastorale dovrà quindi tenerne conto, “intensificando per quanto possibile le proprie capacità di motivare la scelta della fede e di incidere sul nostro contesto culturale”.