ABORTO: RICCI SINDONI, QUANDO LA CHIESA GRIDA ALLO STERMINIO NON FA UNA CROCIATA

A vent’anni dalla legalizzazione dell’aborto sono stati effettuati più di tre milioni di aborti, senza contare quelli clandestini. “Può la vita essere affrontata come problema tecnico? Può una questione di civiltà e di scelta così delicata e drammatica, coinvolgente l’intero ventaglio dei valori personali, essere equiparata ad una patologia e, dunque, addossata allo Stato che, pesando economicamente su tutta la comunità, rende prescrivibile e gratuito l’aborto, al pari di un antibiotico?” A porsi questi interrogativi è Paola Ricci Sindoni, docente di filosofia all’Università di Messina, in una nota che verrà pubblicata sul Sir di domani. Secondo Ricci Sindoni “la via tecnica, quella che prevede l’eliminazione radicale dell’ostacolo, sembra essere oggi la più efficace, dunque, la più giusta. Ma quando la Chiesa grida allo sterminio di massa di milioni di vite non nate – sottolinea -, illuminando l’esistenza nel mondo con argomenti antropologicamente più convincenti, non lo fa certo per motivi confessionali, per fare del terrorismo spirituale o una crociata. Ma perché è convinta che la qualità della vita sta proprio nella sua intoccabilità, nel suo non potersi piegare ad alcuna logica tecnica o sociale, ma se mai per essere affidata nelle mani di quanti ne reclamano la sua insostituibile presenza nel mondo”. Ricci Sindoni ricorda che gli oltre “40.000 bambini salvati dall’assistenza dei Centri di aiuto alla vita sono il segnale concreto che si può modulare un diverso tipo di intervento delle strutture pubbliche, che tengano presente come il primario diritto alla vita nascente è inalienabile e prioritario su qualsiasi motivazione personale e sociale”.