CARD. BIFFI: “È IL MONDO AD USARE L’ECCLESIALESE”

“Tutti ci dicono che dobbiamo imparare il linguaggio della gente perché dobbiamo parlare come l’uomo di oggi. Ma io vedo che è esattamente il contrario: è il mondo che continua ad usare il nostro linguaggio”. Lo ha detto il cardinale Giacomo Biffi, rispondendo ad un’intervista che l’arcivescovo di Bologna ha rilasciato a “Radio Nettuno Onda Libera”, sul suo recente libro, “Discorso alla città”. Numerosi sono gli esempi che il cardinale ha riportato per “convalidare” questa tesi, a partire dalla parola “carisma” che “adesso – fa notare l’arcivescovo – è usata in tutti i contesti, su tutti i giornali. Ma ‘carisma’ è una parola ecclesiale, che è stata lanciata e rilanciata dal Concilio Vaticano II. Nelle cronache sportive – prosegue Biffi – mi capita di leggere che un giocatore è in ‘stato di grazia’, oppure nelle cronache di qualche società che nel consiglio di amministrazione per l’elezione del presidente, c’è stata la ‘fumata nera’. E’ tutto un linguaggio ecclesiale”. Secondo l’arcivescovo, “il vertice della comicità” sta nel fatto che “specialmente in Italia, coloro che programmaticamente non vogliono essere influenzati dalla Chiesa, non hanno saputo trovare che un vocabolo ecclesiale per autodefinirsi”. Per la Chiesa, il problema del linguaggio si pone in maniera diversa. “Il vero interlocutore di Dio – fa notare l’arcivescovo – non è l’uomo di oggi o l’uomo di ieri, l’uomo di destra o l’uomo di sinistra, l’uomo colto o l’uomo ignorante: è l’uomo in quanto uomo. Perciò il problema centrale è che si recuperi l’autenticità profonda dell’uomo. Solo con questa autenticità profonda noi possiamo dialogare”.