In materia di immigrazione “va fatta una realistica e coraggiosa programmazione dei flussi”, secondo quanto consentito dal “mercato del lavoro e dall’equilibrio sociale”; per questo è necessario poter disporre al più presto del regolamento attuativo della nuova legge. E’ il parere espresso da mons. Alfredo Maria Garsia, vescovo di Caltanissetta e presidente della Commissione ecclesiale per le migrazioni, intervenendo oggi alla conferenza stampa a margine della 44* assemblea della Cei a Roma. “Lo Stato non può ignorare la forte pressione che c’è alle frontiere nazionali ed europee – ha affermato mons. Garsia -. La chiusura ermetica e quasi aprioristica delle frontiere non solo mostrerebbe di ignorare questa drammatica situazione, verso la quale l’Occidente è carico di responsabilità dirette e indirette, ma sarebbe controproducente perché la gente disperata cercherà di superare in qualunque modo l’ostacolo e l’Europa avrebbe continuamente a che fare con larghe sacche di immigrazione clandestina”.Mons. Garsia ha sottolineato che “per questi nostri fratelli la Chiesa in Italia deve offrire quello che ha chiesto per i nostri emigrati”: prima di tutto la possibilità di “costituirsi in comunità di fede e di culto omogenee, possibilmente guidate da un pastore loro connazionale o almeno che ne conosca bene la lingua, le culture, le tradizioni”. Il vescovo ha denunciato anche la difficile situazione di altre fasce di immigrazione: Rom e Sinti, fieranti e marittimi, spesso oggetto di discriminazione o di indifferenza. Ha posto l’attenzione, in particolare, sul problema del “numero sempre crescente di navi sequestrate nei porti italiani, con persone a bordo prive di tutto, anche di acqua, cui è vietato scendere a terra”.