FORUM DELLE FAMIGLIE: “APPELLO AL PARLAMENTO PERCHÉ RIVEDA LA 194”

Dal 1978 ad oggi sono stati 3.400.000 gli aborti commessi: a ricorrervi sono per il 57,3 per cento donne coniugate e mediamente con due o tre figli. I consultori familiari presenti sul territorio nazionale sono 2.388 (di cui 175 privati): 1,7 per 10 mila donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni. Nel 1995, ne sono stati chiusi 214 soprattutto in Piemonte, Toscana, Marche e Sardegna. Sono solo alcuni dei dati contenuti in un dossier che il Forum delle Associazioni Familiari ha presentato questa mattina a Roma ad un gruppo di parlamentari appartenenti a diversi schieramenti politici. “Siamo al terzo incontro – ha detto Luisa Santolini, segretario generale del Forum – che organizziamo in Parlamento e l’appuntamento di oggi è interamente legato al tema della vita, visto che ricorrono in questi giorni i 20 anni dall’approvazione della legge 194”. Tre i punti che l’associazionismo familiare italiano ha sottoposto all’attenzione dei politici presenti: la proposta di legge di iniziativa popolare di modifica all’articolo 1 del Codice Civile per riconoscere al concepito capacità giuridica; la proposta di legge sulla fecondazione medicalmente assistita, elaborata con la Fondazione Nuovo Millennio ed il Forum delle associazioni e movimenti di ispirazione cristiana operanti in campo socio-sanitario, ed “una puntuale applicazione – ha detto la rappresentante del Forum – della legge 194, a partire dall’articolo 1 che riconosce il valore sociale della maternità e la tutela della vita umana dal suo inizio”. La Santolini ha poi fatto notare come “chi abortisce in Italia sono soprattutto le donne sposate e al secondo figlio. Questo dato indica chiaramente la necessità di dare un adeguato sostegno economico e sociale alle famiglie che si trovano nella difficoltà di accettare una nuova vita”. Dello stesso parere è anche Carlo Casini del Movimento per la Vita che, intervenendo al dibattito, ha ribadito la necessità di “la vorare sulla prevenzione, partendo – ha detto – dall’ipotesi, ormai verificata nei nostri centri di aiuto alla vita, che se adeguatamente aiutata la madre può accogliere il suo bambino”.