“Tutti devono lasciarsi misurare col metro dell’amore per l’unità dell’unica Chiesa”. Lo ha detto il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, card. Joseph Ratzinger, ai circa 350 delegati dei 56 Movimenti ecclesiali che, in preparazione all’incontro con il Papa previsto per sabato 30 maggio, sono riuniti in questi giorni a Roma. “I movimenti – ha detto il cardinale Ratzinger – nascono per lo più da una personalità carismatica guida, si configurano in comunità concrete che in forza della loro origine rivivono il Vangelo nella sua interezza e senza tentennamenti riconoscono nella Chiesa la loro ragione di vita, senza la quale non potrebbero sussistere”. Il prefetto ha così indicato tra gli elementi essenziali che caratterizzano i movimenti ecclesiali “il radicamento nella fede della Chiesa”, “l’annuncio del Vangelo” a cui “è sempre legato il servizio sociale” ai poveri. Ma si è anche soffermato a indicare alcuni “pericoli” e tra questi “la minaccia di unilateralità che porta ad esagerare il mandato specifico che ha origine o in un dato periodo o in forza d’un carisma”. “E’ un fatto – ha spiegato il cardinale – che può indurre ad assolutizzare il proprio movimento, che viene a identificarsi con la Chiesa stessa, a intendersi come la via per tutti, mentre di fatto quest’unica via può essere fatta conoscere in modi disparati”. “La minaccia di scontro” che si può verificare tra il movimento e le comunità parrocchiali ha però responsabilità da “entrambe le parti”. Perciò, secondo Ratzinger, “occorre che si dica alto e forte anche alle Chiese locali, anche ai vescovi, che non è loro consentito indulgere ad alcuna pretesa di uniformità assoluta nelle organizzazioni e programmazioni pastorali” perché “di fronte a mere progettazioni umane può accadere che le Chiese si rendano impenetrabili allo Spirito di Dio, alla forza di cui esse vivono. Non è lecito pretendere che tutto debba incasellarsi in un ‘organizzazione unitaria: meglio meno organizzazione e più Spirito Santo!”.