Oltre 10 mila operatori dei centri di formazione professionale di ispirazione cristiana (senza contare quelli dei sindacati, di enti privati e regionali) rischiano di perdere il posto se dovesse passare il disegno di legge del Governo sull’innalzamento della scuola dell’obbligo, escludendo la formazione professionale quale canale alternativo: lo dice il presidente nazionale della Confap (Confederazione nazionale formazione aggiornamento professionale), Bruno Emilio Gandini. Alla Confap aderiscono 25 enti nazionali (Salesiani, Piamarta, Fratelli Scuole Cristiane, Rogazionisti, Compagnia delle Opere, Giuseppini del Murialdo ecc.) per un totale di 312 centri, 6000 operatori e oltre 50 mila iscritti ogni anno. Di rilievo anche l’altro ente di ispirazione cristiana, l’Enaip delle Acli, con 47 mila iscritti e oltre 3 mila formatori. Presentando il documento ufficiale inviato al ministro della Pubblica istruzione Berlinguer e a quello del Lavoro Treu dalla Confap, Gandini sottolinea che l'”Accordo del lavoro” del 1996 prevedeva la “valorizzazione del ‘saper fare'”, per consentire una più forte motivazione all’apprendimento per quelle migliaia di giovani che ogni anno abbandonano la scuola dell’obbligo, specie nelle regioni meridionali. Secondo la Confap si può tentare di arginare gli abbandoni e la dispersione scolastica a condizione di offrire alternative valide e praticabili a quei giovani che sono orientati ad apprendere un lavoro “concreto”. “Per questo – dice Gandini – proponiamo che l’obbligo sia assolto innalzando l’età a 16 o anche a 18 anni, però con la possibilità per i giovani di scegliere la strada a loro più confacente: o quella scolastica o nella formazione professionale. Da noi ancora una volta si trascura il fatto che in Europa al canale della formazione professionale è riconosciuta pari dignità a fianco di quello scolastico”.