“La gente qui si sente insicura ora che l’India è divenuta una potenza nucleare. Di fatto la nazione pakistana è ricattata dalla potenza della sua vicina”: lo ha detto, in una dichiarazione a Fides, l’agenzia internazionale che fa capo alla Pontificia Opera Missionaria della Propagazione della Fede, mons. Anthony Theodore Lobo, vescovo di Islamabad e segretario generale della Conferenza episcopale del Pakistan. Secondo mons. Lobo, infatti, “non appena l’India ha lanciato gli esperimenti nucleari, ha cominciato a fare pressioni e minacce per il possesso del Kashmir. Per il Pakistan si tratta allora di una questione di sovranità e dignità”. Nelle dichiarazioni rese a “Fides”, inoltre, mons. Lobo, che dal ’93 è vescovo della capitale del paese asiatico, sostiene anche che “occorre sottolineare la parzialità delle potenze occidentali. Esse danno da sempre buoni consigli agli altri, ma non danno il buon esempio: si condanna il Pakistan e l’India perché hanno innescato la corsa alle armi nucleari, ma loro continuano a possederle e a fare esperimenti. E’ uno scandalo moralista inaccettabile!”. Secondo il vescovo pakistano, quindi, sarebbe opportuno che l’occidente e le grandi potenze aiutassero India e Pakistan “a percorrere la via della pace”, giungendo alla firma di un trattato per mettere al bando esperimenti e uso del nucleare.