Il mondo adulto è “disattento” alla preadolescenza, cioè ai ragazzi di età comprsa tra i 10 e i 14 anni. La tesi è di Alfredo Carlo Moro, che nel prossimo numero di “Letture” (n. 5/1998) fa notare che “l’età della preadolescenza è difficile non solo per le difficoltà personali che i ragazzi e le ragazze devono affrontare e risolvere, ma anche perché le agenzie educative anziché aiutarli rendono più complesso e ambiguo il loro itinerario di crescita”. Famiglia, scuola, società, mass media: sono questi, per Moro, i “mondi” indifferenti od addirittura ostili ai preadolescenti, che spesso “si chiudono il loro stessi, non riescono compiutamente a comunicare”. In particolare, la scoperta, da parte dei preadolescenti, “dell’incoerenza nel mondo degli adulti tra i principi enunciati e la loro applicazione, crea profondi disastri”. Se i ragazzi non vengono aiutati “ad accettare la vita con un certo realismo utopico”, sostiene Moro, il rischio è quello di un “rifiuto ideologico” del mondo degli adulti o di un “adattamento precipitoso” agli aspetti più deteriori e utilitaristici di esso, che in entrambi i casi segna profondamente il processo di sviluppo verso la maturità. Anche i mass media, conclude l’autore dell’articolo, possono aumentare le difficoltà dei preadolescenti: di qui l’accentuazione della “personale e diretta funzione educativa dell’adulto, che deve farsi carico anche di quanto i preadolescenti ricevono da questi mezzi”, al fine di evitare “una deleteria enfatizzazione del mezzo e dei suoi messaggi”.