PADRE SORGE: NON VANIFICHIAMO L’EREDITÀ DI MORO

“Realizzare in Italia una ‘democrazia integrale’; riallacciare i rapporti interrotti tra la politica dei partiti e la società civile; rifondare e adeguare ai nuovi tempi il popolarismo sturziano”. E’ questa, scrive padre Bartolomeo Sorge sul prossimo numero di Aggiornamenti sociali (5/1998), l’eredità politica di Aldo Moro, assassinato vent’anni fa dalle Brigate Rosse. Riferendosi alla tragedia, Sorge fa notare che “il rifiuto di trattare con i terroristi è venuto in virtù di un alto ‘senso dello Stato’, cioè in nome di quelle stesse ragioni per le quali una democrazia esiste: la salvezza e la libertà di tutti, un arduo ideale che può anche esigere il sacrificio della vita”. A nulla, aggiunge il gesuita, “sono valsi i numerosi tentativi e gli appelli alla ragione e al senso di umanità. Nonostante gli sforzi fatti (anche se il dubbio che non proprio tutto sia stato tentato), la tragedia si è compiuta; ma la democrazia ha vinto. Il sangue di Moro non è stato versato invano, perché ha trasmesso intatta a noi la sua fede nella democrazia”. In particolare, oggi, la “democrazia dell’alternanza” sognata da Moro “è divenuta più vicina”. Di qui la necessità di “portare a compimento le necessarie riforme istituzionali e costituzionali, affinché tutti i cittadini siano messi in grado di partecipare più responsabilmente alla vita politica”. Un’altra esigenza che l’eredità politica di Moro impone di realizzare, per Sorge, è quella di “tessere un nuovo ‘patto sociale’ fra tutti i cittadini di buona volontà, a partire da quei comuni valori di convivenza civile che sono garantiti dalla nostra Costituzione. E’ necessario realizzare una sorta di nuova ‘costituente’, non giuridica ma etico-culturale, soprattutto ora che – entrando in Europa siamo chiamati a rafforzare più che a diluire la nostra identità”.