“E’ come se nell’autosufficienza e nell’orgoglio individuale che riempiono di sé la cultura occidentale il tempo si fosse svuotato, fosse diventato banale”. Ad affermarlo è mons. Angelo Comastri, arcivescovo di Loreto e presidente del Comitato nazionale per il Giubileo, intervenendo nei giorni scorsi ad Ancona al primo incontro del ciclo triennale di appuntamenti sul tema “Radici e ragioni della spiritualità per il terzo millennio”, promosso, tra gli altri, dall’Istituto teologico marchigiano”.In questo panorama spirituale che mons. Comastri definisce “”un contesto crepuscolare”, l’occasione del Giubileo è data per “celebrare la pienezza del tempo”: “Per i cristiani è arrivato il tempo della testimonianza delle verità con la vita – ha detto -. Il Giubileo può e deve rispondere al bisogno di senso e di significato dell’esistenza umana che altrimenti sarebbe spenta”. L’arcivescovo ha parlato poi del “paradosso di Gesù” del suo essere “al di fuori degli schemi della storia” per diversi motivi: “La vittoria attraverso l’umiliazione, il farsi povero tra i poveri, la scelta di collaboratori miseri e insignificanti che poi innescheranno il più grande movimento religioso della storia, l’assenza in lui di demagogia e la forza del suo messaggio che non si dimentica e si rinnova di giorno in giorno, la morte di croce che avrebbe fatto finire chiunque nell’oblio e da cui invece Lui è riemerso, il suo essere segno di contraddizione nelle vicende dell’umanità nel corso dei secoli”.