LE “FACILI VIE” DELLE RELIGIOSITÀ ALTERNATIVE

“La New Age si presenta in chiave ottimista e fa leva su una religiosità emotiva”: lo ha detto nei giorni scorsi a Roma il card. Paul Poupard, presidente del Pontificio consiglio per la cultura, intervenendo alla tavola rotonda sul tema “New Age e religiosità alternativa: quale futuro?” promossa dall’Istituto di scienze religiose Mater Ecclesiae. Secondo Poupard, infatti, “di fronte alla tante domande di senso la New Age propone risposte semplici e l’idea di una religione ad uso e consumo di ogni bisogno”. Dello stesso avviso anche il segretario nazionale del Gris (Gruppo ricerca informazione sulle sètte), Giuseppe Ferrari, che ha illustrato le correnti in cui si articola questo fenomeno: il “filone salutistico”, quello “iniziatico”, l’ “attesa di salvezza identificata negli extraterrestri”, la “capacità di conoscere l’aldilà”. La diffusione di questa visione trova terreno facile, secondo l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi, in alcuni tratti della cultura contemporanea: il soggettivismo, l’emotivismo, il pensiero debole. “La New Age – ha detto – è una via facile che promette di percepire il divino senza difficoltà e senza sforzo”. Ad avviso di Claudio Siniscalchi, critico cinematografico e docente di cinema, la diffusione della New Age è da riferire alla corrente culturale del “tramonto dell’occidente”, già diffusa negli anni venti-trenta e ora riaffiorata. Comunque oggi si è tramutata in uno “slogan che funziona per favorire ogni forma di mercato”. Il teologo p. Marco Salvati, preside del “Mater Ecclesiae”, ha invece sottolineato che l’unico obiettivo della New Age, in realtà, è “favorire il benessere terreno” a differenza del cristianesimo che orienta l’uomo a riconciliarsi con Dio e a prepararsi alla dimensione dell’aldilà.