ALICI: “LETTERA APERTA” SULLO “STATO DI SALUTE” DEL CRISTIANESIMO

Voi cattolici “vi state allontanando sempre più dalla società reale, dai luoghi in cui si decide il futuro della gente; potete avere un ruolo importante sul palcoscenico, ma a patto di non intromettervi dietro le quinte, dove il potere invisibile ammette solo azionisti di maggioranza”. Ha scelto la forma della “provocazione” Luigi Alici, docente di filosofia morale all’Università di Macerata, per il suo intervento all’incontro per le aggregazioni laicali organizzato oggi a Roma dal Servizio nazionale per il progetto culturale. Alici ha letto una lettera a lui indirizzata da un’ipotetica sorella “laica” militante, secondo la quale “un progetto culturale renderebbe un grande servizio agli uomini e alle donne di oggi”, se ripartisse dallo spiegare ai “lontani” cosa significa “genuinamente umano”, senza rinchiudere la fede “in sacrestia” o in “una costellazione di chiesuole postmoderne che con un attivismo frenetico fanno cose nobilissime e incomprensibili”, ma mettendosi invece “in ascolto delle domande della gente”. In questa prospettiva, si legge nella lettera aperta, il progetto culturale può diventare “l’ossigeno” di cui i cattolici hanno bisogno”, per non cadere “nello sbriciolamento e nell’insignificanza”. “Se Dio esiste o se parla davvero il linguaggio dell’amore e della misericordia – si legge ancora nella lettera – non può essere imprigionato in un girotondo di parole logore e nella routine di qualche club privato e selettivo dello spirito; tra gli spazi interiori della coscienza e quelli pubblici della storia deve allora circolare un medesimo progetto di vita socialmente significativo ma non fanatico, umanamente contagioso ma non invadente”.